Alla nonna, all’Antonia e alle storie segrete…

C’era l’Italia. L’Italia poco tempo fa, delle nonne e le zie pilastri di famiglia, delle contadine ancora senza alfabeto, delle province noiose con le bambine che leggevano “cioè” e giocavano a campana col gesso da sarta. L’Italia di provincia in attesa di qualcosa di grosso, accomodata davanti alle prime tv.
Mentre scrivevo il soggetto del video cercavo di ricostruire i desideri di adolescente. A casa mia il treno era un generatore di movimento, un desiderio si esprimeva con 10 lire: se il treno le fonde sulla rotaia il desiderio non si avvera, se le lascia libere il desiderio si avvera. E la giornata passava meglio quando salutavi uno sconosciuto affacciato al finestrino, l’appuntamento degli “amanti in libertà”.
Quel 1980 non si scorge più: le ferroviere, le anziane come querce che ombreggiano senza mai abbattersi, le loro storie segrete di 10 lire a desiderio e il treno guidato da Garibaldi; i ferrovieri pompieri, capitreno e casellanti, macchinisti faccia sporca. Tutto vero.
Frugando fra vestitini a quadri e coccinelle, 10 lire cioè 45 giri disegni di Candy, ho ritrovato intatta quell’“attesa di vita”. E’ servito un “trenino elettrico diretto a buzz-city casello 19” per raggiungere la giovane Viola, lì ad affidare desideri a una monetina. Lei che saluta i passeggeri affacciati e alla donna chiede sempre che nuovi treni passino. Il treno passa e cambia la vita.

Cenni biografici ferroviari

Sono cresciuta nel casello ferroviario “di famiglia”, dove hanno vissuto prima i nonni poi i miei genitori. Nella campagna italiana del dopoguerra i caselli, piccole case a ridosso dei “passaggi”, erano come porti di un inedito corso fluviale. Abitazioni indispensabili ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato per vivere direttamente sul posto di lavoro assecondando gli orari scomodi dei treni.
Nella mia famiglia i ferrovieri sono state due donne: la nonna e la mamma. La nonna nell’immediato dopoguerra, quando i casellanti si chiamavano “incaricati”, una sorta di garanti del transito, con i cancelli da accostare a mano, la lanterna tricolore, la bandiera rossa arrotolata tra le braccia, la tromba. La mamma dagli anni ‘60 ai ‘90, da incaricata a guardiana casellante nell’era dell’elettrificazione della linea, della ristrutturazione del ponte sul Tevere di Attigliano.
Il casello T 19 si trova su una linea funzionante “vecchia come il cucco”, tanto che fu proprio Garibaldi a inaugurarne la stazione a Orte. Si trova su quella linea di passaggio tra una forza-lavoro di milioni di italiani e l’impossibilità di trattenere un progresso che fugge avanti, troppo veloce per il popolo degli ultimi ferrovieri del Novecento.