La Città dei Papi
Viterbo, sede papale per un ventennio, nel Medioevo. Le peculiarità
della città costituiscono il primo input: il sito etrusco, i vicoli, le pietre,
il fiume sepolto arginato dal cemento. Viterbo, improvviso il Novecento fa perdere
le tracce di una precisa connotazione spazio-temporale. Si scava in profondità,
da una superficie moderna di luminarie colorate verso le fondamenta di una città
piegata alle trasformazioni urbanistiche del secolo scorso. Lo scavo a prendere
conoscenza della città coincide con quello interiore, col recupero della memoria.
E le pietre, i vicoli, le strade sono le vicende dei protagonisti del racconto:
cittadini tra gli altri, i Papi, uomini illustri, intoccabili. Eppure questa
distanza s'infrange con uno scarto veloce e rispettoso dell'uomo verso l'uomo.
Piccoli, straordinari, intrappolati in un delirio, in un sogno o uno schiaffo,
isolati per condizione anche l'uno dall'altro, loro, sotto-sotto uomini-medi,
si lasciano scoprire senza enfasi e falsi eroismi. Ed evidenti affiorano le
contraddizioni. Contraddizioni di singoli ma anche collettive, culturali, che
toccano tutti, che si possono e si devono risalire, come una città sommersa,
che attende la risalita. La conclusione? un monito: senza memoria di sé non
si imposta nessun futuro.
parole e musica Viola Buzzi
consulenza testi Antonello Ricci
consulenza musicale Adolfo Broegg
con
Viola Buzzi e Collettivo
PAPI