100 uomini al giorno
20 febbraio 1958, entra in vigore la legge 75 denominata Merlin dal nome della senatrice Lina Merlin. Un tempo di 7 mesi per smobilitare luoghi e persone in vista del 20 settembre, data fatidica della chiusura delle case di tolleranza.
29 novembre 2008. Sono passati 50 anni.
Riprendiamo in mano i documenti di allora, quelli che tra il 1949 ed il 1958 Lina Merlin raccolse per arrivare a un punto di svolta nel costume, nella storia, nelle abitudini di un paese che non condivise quella scelta.
Salta fuori il discorso che accompagnò il disegno di legge contro la regolamentazione della prostituzione di Stato (perché non lo si rilegge oggi? Viene da dirsi).
Saltano fuori le lettere, a lei indirizzate, delle tremila italiane che lavoravano nella case (con la forza del materiale d’archivio spesso in attesa “di vedere la faccia giusta”).
Di conseguenza, ci viene di capire chi è Lina Merlin, perché chiedendo, ci viene risposto poco… la senatrice (o “quella”) che chiuse i casini.
Leggiamo la sua vita in un’autobiografia che è un pezzo della storia d’Italia.
Riprendiamo in mano le lettere, il discorso, c’è una testimone che dice: “Ci guardi signora, la più giovane ha 28 anni, la più vecchia 32. Siamo sfatte. In via dei Coronari 100 uomini al giorno per ognuna…”.
Colpisce il numero 100, ci mettiamo a calcolare quanti minuti hanno a disposizione 100 uomini in una giornata lavorativa. Pochi a testa, 100 in un giorno; e la giornata è lunga.
100 uomini ci fanno tornare al presente, il presente in cui passa un “ricordo maschile unico” (perché nessuna “Wanda” che fece “la vita” è disposta a parlare dei propri, dolorosi si intuisce), di cui si perde la vista all’orizzonte: “via dei coronari, un altro stava a via pian… un altro a via del tritone, uno a via dei soldati.., le maitresse in provincia si chiamavano “madre badessa”, le carte false per entrare prima dei 18, i casi “andati a buon fine”, le bolognesi imbattibili”.
Un brusio di voci come l’incedere di un trattore.
100 uomini al giorno è uno spettacolo-studio che vuol sentire tutte le voci: di Lina Merlin, delle testimoni di un’epoca; di uomini e donne che credono che la prostituzione debba essere affrontata anche come “problema maschile”. Non di sicurezza o di ordine pubblico, ma in quanto emergenza per qualcosa che esiste e non si vuol vedere; che determina una “offerta” elevatissima e che andrebbe affrontato perché non farlo significa “spostare il problema”: dall’aperto al chiuso (o dal chiuso all’aperto). Significa giocare a scacchi con le vite di chi – chi ne è vittima, oggi come allora – non ha voce in capitolo.
E allora: quando la società, (per la sicurezza – la felicità – la serenità) deciderà di affrontare la prostituzione dal lato della “domanda”? Dal lato rimosso del desiderio maschile?
A quando lo scacco matto?
http://www.myspace.com/100uominialgiorno
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TSO
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